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Il benessere psicologico attraverso il teatro

di Monica Cuvertino

Psicoteatria, attraverso i suoi Gruppi di Espressione Teatrale, si pone l'obiettivo di migliorare il benessere psicologico, di incrementare le capacità di espressione personale e la conoscenza di sè stessi.

Come fa Psicoteatria a raggiungere questi obiettivi? Attraverso i suoi Gruppi di Espressione Teatrale. Sono gruppi pensati per favorire la sperimentazione di modi di essere nuovi e una maggiore consapevolezza di sé: ogni partecipante  - con il suo ritmo e il suo personale stile - fa un lavoro psicologico su se stesso con la guida e il sostegno dello psicologo. Nel gruppo si può cioè accrescere la conoscenza di sé, dei propri talenti, delle proprie emozioni, delle proprie caratteristiche grazie all’aiuto dello psicologo e all’utilizzo di tecniche, strumenti e situazioni teatrali.

logoÈ un modo attivo, spesso divertente, sempre intenso di fare psicologia: nei gruppi di espressione teatrale si fa, si agisce. Non solo parole, non solo raccontarsi e dire, ma anche fare, sperimentare, mettere in atto.

Questi alcuni degli ingredienti:

                • Tecniche di improvvisazione
                • Lavoro sul personaggio
                • Lavoro sulla voce
                • Lavoro sul corpo
                • Messa in scena
                • Testi teatrali
                • Personaggi (tratti dal teatro o nati nel gruppo)
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I Gruppi di Espressione Teatrale

I gruppi di espressione teatrale sono dapprima nati in ambiti puramente psicologici, nei dipartimenti di salute mentale del servizio sanitario nazionale e in carcere, e sono stati dedicati a persone con gravi disturbi psichici, spesso di tipo psichiatrico.  Più recentemente il Gruppo di Espressione Teatrale ha spostato il suo ambito di intervento verso il “quotidiano” malessere psicologico che affligge molte persone normali che lavorano, studiano, vivono in famiglia, hanno un partner, si occupano di una casa. È quindi a persone “normali” che Psicoteatria si rivolge oggi, con l’intenzione di sostenerle, di aiutarle a “tirare fuori” emozioni che pesano sulla loro vita,  favorendo in loro l’espressione di stati d’animo e di parti di sé che difficilmente trovano spazio nella vita quotidiana. Le persone a cui pensa Psicoteatria sono persone diverse tra loro che hanno però in comune il bisogno e la voglia di fare qualcosa per se stesse, per stare meglio e per esprimere parti di sé troppo spesso nell’ombra. Persone che vogliono sentirsi più libere, più disinvolte, più sicure di sé. O persone timide, che non riescono a dire, a dare, a chiedere e che vogliono superare queste difficoltà. O persone un po’ arrabbiate che hanno bisogno di esprimere anche questa emozione. O persone che vogliono sentirsi protagoniste, stanche di sentirsi poco visibili. O persone che vogliono divertirsi attraverso il teatro, imparando cose nuove su se stesse. O persone che sentono di volersi esprimere, raccontare di sé e non trovano il modo e il tempo giusti per farlo. O persone che sentono che ci sono dentro di loro “personaggi” che non riescono a venir fuori.


Teatro e psicologia, psicologia e teatro

Il teatro è uno strumento poliedrico e duttile che riesce, attraverso un notevolissima  varietà di tecniche, modalità, forme e ambiti, a soddisfare esigenze tra loro differenti e anche lontane lontane. Da sempre il teatro ha avuto sia una funzione estetica, che talvolta è parsa essere l’unica, sia una funzione sociale e, più velatamente, psicologica. La psicologia ha colto da tempo il grande potenziale del teatro e ha sviluppato strumenti terapeutici che l’hanno valorizzato e sfruttato per finalità psicologiche: sono nati così psicodramma, drammaterapia, teatroterapia, fiabaterapia e… psicoteatria.

Gi ingredienti che Psicoteatria mette in campo sono teatrali ma lo scopo è psicologico, l’attenzione è psicologica, il contributo professionale attuato nei Gruppi di Espressione Teatrale è puramente psicologico. L’obiettivo è costantemente quello di favorire l’espressione personale e di migliorare il benessere psicologico di ogni partecipante.



Riferimenti bibliografici
K. Stanislavskij, L’attore creativo, La casa Usher, 1980.
K. Stanislavskij, Il lavoro dell’attore su se stesso, Laterza, 1985.
Pio E.R. Bitti, Regolazione delle emozioni e arti-terapie, Carocci, 1988.
E. Barba, La canoa di carta, Il Mulino, 1993.
T. Richards, Al lavoro con Grotowski sulle azioni fisiche, Ubulibri, 1993.
R.J. Landy, Drammaterapia, concetti, teorie e pratica, Edizioni Universitarie Romane, 1999
W. Orioli, Teatro come terapia, Macro Edizioni, 2001.
W. Orioli, Il gioco serio del teatro, Macro Edizioni, 2007.
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